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Le frane ignoranti

di Mario Bravi



(Articolo pubblicato sul Corriere dell'Umbria il 06/02/2026)

Se c'è una dittatura che continua in maniera imperterrita a dettare legge nel nostro "Bel Paese", questa si chiama "scaricabarile".

Nonostante tutte le innovazioni scientifiche, tecnologiche che trasformano, la "dittatura dello scaricabarile " eternamente governa ("se vogliamo che tutto rimanga com'è bisogna che tutto cambi").

Chi si assume la responsabilità del disastro di Niscemi? Nessuno! Si assiste a un indecoroso passaggio del cerino da un soggetto all'altro.

Essere ministri, sindaci o presidenti della regione evidentemente è servito solo a incassare le laute indennità previste, senza farsi carico di nulla. Evidentemente le colpe vanno attribuite alle frane stesse, che essendo ignoranti non hanno avuto la bontà di stare tranquille, ferme al loro posto, incuranti delle abitazioni e dei lavori, che l'uomo in superficie stava realizzando.

Viene in mente il film "Le fate ignoranti", realizzato da Ferzan Ozpetek nel 2001. Nel film si metteva in evidenza come le fate ignoranti sono quelle che incontriamo e non riconosciamo, ma che ci cambiano la vita. Le fate ignoranti sono infatti quelle che non mentono sui sentimenti e non hanno paura di manifestarli. In sintesi non sono ipocrite, al contrario della lettura che si tenta di dare sulle cause del disastro idrogeologico rappresentato dai fatti drammatici di Niscemi e non solo.


Verrebbe da dire siamo passati dalle fate ignoranti alle frane ignoranti, anche loro esplicite, diversamente da chi cerca di nascondere le proprie responsabilità. Le frane ci chiamano però a un discorso di chiarezza e di responsabilità. Il nostro Paese ha il record continentale di frane censite : oltre 620 mila su circa 750 mila a livello europeo . Ma nonostante questo non siamo all'avanguardia nella difesa dei territori fragili. Perché tutto questo ? Ma non tutto è negativo: per esempio sono stati positivi gli interventi realizzati negli anni passati relativamente al Colle di Todi e alla Rupe di Orvieto, con l'approvazione nel 1987 della legge 242, che ha consentito la positiva salvaguardia delle due città.

Adesso però fa impressione vedere Niscemi, sospesa sul ciglio, rischiando di essere inghiottita da una gigantesca frana. Che si vuole fare ora, dopo anni di incuria e di colpevole disattenzione?

Si interviene, se va bene, sempre dopo. Che fine ha fatto il verbo "prevenire"? Il verbo "prevenire" è stato in questi anni largamente surclassato dal termine "condono". E non è un caso.

Nei giorni scorsi i leader dell'Europa hanno espresso il loro giubilo per aver reso la transizione ecologica meno ideologica. Rischia, questo approccio. di avere questa conseguenza: non si fa nulla né per adattarsi, né per mitigare il cambiamento climatico.

E Trump è impegnato in tante guerre, anche se lui è convinto di essere impegnato in tante iniziative di pace, ma non mette in campo l'unica guerra utile all'umanità: quella contro il cambiamento climatico. Anzi si colloca chiaramente nel versante del negazionismo climatico.

Bisogna riportare al centro del dibattito e quindi dell'iniziativa pubblica il tema della difesa del pianeta e del territorio ,che significa educazione, salute, ricerca , cultura, aria pulita, acqua di qualità, terra non più in dissesto e quindi sicura. Contrastare il dissesto idrogeologico è la più importante opera pubblica di cui il paese ha bisogno. Per questo non diamo la responsabilità alle frane ignoranti, ma assumiamoci la responsabilità che spetta ad un'umanità finalmente cosciente, responsabile e consapevole.

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