Dieci anni dopo il terremoto: dal cratere una nuova idea di ricostruzione e di lavoro
- Nuove Ri-generazioni UMBRIA

- 13 ore fa
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Dieci anni fa il terremoto sconvolgeva la Valnerina e l'intero Appennino centrale. In pochi secondi sono mutate la vita delle persone, il volto dei nostri borghi, l'economia e il futuro di intere comunità. A dieci anni di distanza è giusto fare un bilancio della ricostruzione. Ma per noi della Fillea Cgil Umbria ricordare significa interrogarsi su ciò che questa esperienza ha significato per poter guardare avanti. Noi in questi territori ci siamo stati fin dall'inizio.
Abbiamo seguito la ricostruzione quando ancora significava mettere in sicurezza edifici e comunità, e abbiamo continuato a esserci quando sono arrivati i cantieri, le imprese e migliaia di lavoratori.
C’eravamo e abbiamo continuato ad esserci, incontrando gli operai, seguendo le imprese, discutendo con le istituzioni e con il sistema bilaterale e mantenendo centrale una questione molto semplice: non basta ricostruire. Bisogna ricostruire bene, nella legalità e nella sicurezza. Perché una ricostruzione finanziata con miliardi di euro di risorse pubbliche deve lasciare al territorio non soltanto edifici nuovi e borghi recuperati, ma anche lavoro dignitoso, professionalità, imprese qualificate e regole migliori.
È dentro questa storia che va letto il badge digitale di cantiere, entrato nella fase operativa a maggio 2026 nei cantieri della ricostruzione post sisma 2016. Non vogliamo attribuirci meriti che appartengono a un lavoro collettivo tra istituzioni, struttura commissariale, organizzazioni sindacali e datoriali, Casse Edili e sistema bilaterale, ma possiamo rivendicare il fatto che la Fillea Cgil questa battaglia l'ha portata avanti per anni.
Quando la ricostruzione entrava nella sua fase più intensa, la Fillea nazionale e le strutture territoriali del cratere, compresa la Fillea Cgil Umbria, chiedevano di rafforzare controlli e prevenzione di fronte all'arrivo di nuove imprese, all'aumento dei subappalti, ai rischi di dumping contrattuale e di lavoro irregolare. Abbiamo chiesto il rispetto dei protocolli di legalità, il controllo dei flussi di manodopera, il settimanale di cantiere e l'implementazione del badge.
Oggi quello strumento esiste e questo è un risultato importante. Il badge permette di sapere chi entra realmente in un cantiere, per quale impresa lavora e di registrare le presenze giornaliere attraverso un sistema collegato alle Casse Edili e alla piattaforma della ricostruzione. Può sembrare un fatto puramente tecnico, ma in realtà è una scelta profondamente politica ed etica perché significa rendere più efficace il principio per il quale chi lavora deve essere visibile, tutelato e operare secondo criteri chiari contrastando così irregolarità, dumping e catene opache dei subappalti.
Diventa quindi più semplice tutelare anche le imprese sane, quelle che applicano i contratti, formano i lavoratori, rispettano le norme e investono sulla sicurezza. Per noi umbri questa impostazione non nasce oggi.

La ricostruzione successiva al terremoto del 1997 aveva già dimostrato che legalità, bilateralità e controllo della regolarità del lavoro non rallentano la ricostruzione, possono invece renderla migliore. Proprio dall'Umbria è arrivata un'esperienza importante sul DURC di congruità e sul ruolo della bilateralità. La Fillea Cgil Umbria ha sempre difeso quel modello e negli anni ha continuato a chiedere che le lezioni positive delle ricostruzioni precedenti non venissero disperse.
Oggi, il badge rappresenta un ulteriore passo avanti. La tecnologia ci consente di fare ciò che venti o trent'anni fa era molto più difficile come incrociare informazioni, conoscere in tempo reale chi lavora nei cantieri e rendere più efficace l'attività degli organismi di vigilanza.È significativo che sia proprio il cratere del sisma 2016 a sperimentare questo sistema. Un territorio ferito può così diventare un laboratorio nazionale di legalità, sicurezza e innovazione nel lavoro.Ed è su questo che, a dieci anni dal terremoto, vogliamo porre una questione precisa. Se il badge è uno strumento utile nel cratere, perché questa esperienza deve fermarsi ai suoi confini?Se attraverso questo strumento possiamo aumentare legalità e sicurezza, allora la sua applicazione deve diventare patrimonio del Paese.
La Fillea Cgil ha già indicato questa strada: partire dalla ricostruzione, estendere il modello alle grandi opere e alle infrastrutture, ai cantieri finanziati dal PNRR e arrivare progressivamente alla sua applicazione nei cantieri pubblici.
Come Fillea Cgil Umbria vogliamo fare un passo ulteriore e avanzare una proposta precisa: estendere il badge di cantiere almeno a tutti i lavori pubblici, impostando, fin da subito, le condizioni normative e operative necessarie.
Quando un’opera è finanziata con risorse pubbliche, deve essere garantita la massima trasparenza sulle modalità di realizzazione, sulle imprese coinvolte e sulle condizioni di lavoro nei cantieri. Le risorse pubbliche devono tradursi in lavoro regolare, corretta applicazione dei contratti, sicurezza, formazione e trasparenza lungo tutta la filiera. Forse è proprio questo uno degli insegnamenti più importanti che possiamo trarre da questi dieci anni. Una ricostruzione non si misura soltanto contando quanti edifici sono stati ricostruiti, si misura anche attraverso ciò che lascia dopo di sé.
Per questo vorremmo che dal terremoto del 2016 e dalla lunga ricostruzione dell'Appennino centrale restasse anche un modello nuovo di controllo e trasparenza dei cantieri da mettere a disposizione dell'intero Paese.
Come Fillea Cgil Umbria continueremo a stare nei cantieri della ricostruzione, accanto alle lavoratrici e ai lavoratori, perché sappiamo che dietro ogni casa che torna ad essere abitata, dietro ogni scuola che riapre, ogni ospedale, ogni chiesa e ogni strada ricostruita ci sono le loro mani, le loro competenze e il loro lavoro. Dieci anni dopo quella notte, Valnerina e il cratere non devono essere ricordati soltanto per ciò che hanno perduto.Possono diventare il luogo dal quale parte una nuova idea di cantiere e di lavoro, più sicuro, più trasparente, più regolare. E questa volta potrebbe essere il cratere a ricostruire qualcosa per tutta l'Italia: regole migliori per chi lavora e per chi costruisce il Paese.
Elisabetta Masciarri, segretaria generale Fillea Cgil Umbria




