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Attrezziamoci per nuove estati roventi

Mario Margasini, presidente Nuove Ri-Generazioni Umbria
Mario Margasini, presidente Nuove Ri-Generazioni Umbria

È sempre il giorno più caldo. Il picco delle temperature di ogni giorno non è un fenomeno isolato, ma arriva invece dopo una progressione impressionante di record non solo in Italia ma in tutta Europa. Sono le previsioni fatte dagli scienziati di più di venti anni fa che purtroppo ora ci presentano il conto. Quello che venti anni fa si presentava come un evento straordinario, estate 2003, oggi è diventato un fatto normale e succederà sempre più spesso.

Il tutto è una conseguenza, da tempo prevista, dell’accumulo di gas serra nell’atmosfera e del conseguente cambiamento climatico. Con buona pace dei negazionisti ci si pone, a questo punto, una domanda: “E se l’estate 2027, come le successive, continuerà a essere ancora più calda come ci attrezziamo?

Quali risposte cominciamo a dare a fenomeni che rendono sempre più invivibili le nostre città, rendono alcuni lavori impraticabili, sviluppano incendi boschivi, producono siccità e danni all’agricoltura oltre al costo più alto che è quello in vite umane con un aumento dei decessi soprattutto in persone fragili?

Ecco che allora non possiamo più rinviare il tema di come, concretamente, iniziare ad adattare le nostre città in vista di queste “nuove estati”.

Il cambiamento del clima è già in atto da diversi anni con variazioni abbastanza veloci. A questo punto però non si parla più di abituarsi a tali condizioni, ma di adattare i nostri territori a queste nuove condizioni climatiche.

La scienza, a questo proposito, ci viene incontro offrendoci diverse alternative. Tra le più promettenti ci sono le superfici “fresche” che assorbono poche radiazioni solari, raffrescandosi velocemente. Sono rivestimenti o vernici capaci di irradiare calore verso bande dello spettro atmosferico trasparente, così una superficie esposta al sole può restare da 3 agli 8 gradi più fredda dell’aria senza consumo di energia.

Così come l’asfalto nero delle strade, che aumenta la temperatura dell’aria di due o tre gradi e che può essere sostituito da materiali super freddi che restano sempre intorno a 25 gradi. Su scala urbana, quindi, questi primi interventi, combinati con più verde e ombreggiature, hanno già effetti rilevanti.

Ma ogni città è un caso a sé e quindi ha bisogno di un suo piano di adattabilità ambientale.

Abbiamo accennato prima come il verde urbano aiuta a rinfrescare ampie zone di città: infatti, confrontando aree interamente alberate ed aree cementificate, si rileva una differenza di 6-7 gradi in quanto l’ombra e l’evaporazione contribuiscono a calmierare le temperature.

Inoltre, utilizzando poi nell’edilizia materiali da costruzione che assorbono umidità di notte e la rilasciano durante il giorno, insieme a nuovi sistemi che combinano evaporazione e raffrescamento, avremo un ulteriore miglioramento del benessere dei nostri edifici sia pubblici che privati.



Ecco che allora diventa necessario, se non vogliamo solo registrare e alcune volte ancora negare tali cambiamenti di clima ormai “consolidati”, adottare misure strutturali anche nelle nostre città, approcciando con significative fasi di progettazione e di interventi tali questioni.

Ma il silenzio e l’inerzia di buona parte della politica e della società intorno alla messa in campo di vere azioni di contrasto per affrontare tale emergenza impone un cambiamento di rotta nell’agenda istituzionale, richiamando una riflessione più lucida e meno propagandistica. Si può procedere, come ci suggerisce buona parte della comunità scientifica, innanzitutto migliorando il microclima urbano con verde e pavimentazioni chiare, poi proteggendo gli edifici da isole ed infine intervenendo su tetti e facciate.

C’è molto da fare e, come al solito, siamo in ritardo ma proviamo ad avviare, almeno da oggi, una seria progettazione urbana sostenibile puntando su alcune vere scelte alternative e di risposte concrete.


Mario Margasini, presidente Nuove Ri-Generazioni Umbria

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