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Asili nido: Umbria prima in Italia

43 minuti fa
Tempo di lettura: 3 min

di Mario Bravi



Siamo abituati, anche per motivi oggettivi, a sottolineare i limiti e le carenze della nostra regione: perdita degli abitanti, giovani che se ne vanno, salari sotto la media nazionale, carenze infrastrutturali, ma tutto questo non giustifica il fatto che, in alcuni casi, le notizie positive, che riguardano la nostra regione, vengano sottovalutate o addirittura ignorate.

È il caso degli asili nido.

Infatti uno studio ISTAT, pubblicato a febbraio 2026, ha messo in evidenza come la nostra regione abbia la migliore situazione in Italia per quanto riguarda i servizi per l'infanzia.

Lo studio si riferisce all'anno educativo 2023-2024 e sottolinea che nel nostro paese sono attivi 14.570 nidi e servizi integrativi per la prima infanzia, per un totale di 378.500 posti autorizzati.

Anche per effetto del calo delle nascite, il divario tra il numero dei bambini e i posti disponibili sta diminuendo gradualmente e in media a livello nazionale ci sono 31,6 posti ogni 100 bambini.

Un valore inferiore al target europeo fissato al 33% per il 2010 e del 45% per il 2030. L'Umbria ha di gran lunga il dato migliore tra tutte le regioni italiane con il 48,4%.

È un elemento significativo e importante, frutto indubbiamente di scelte positive, dell'Umbria dei decenni passati, tenendo anche conto che la domanda di questi servizi centrali per il futuro è in aumento.

C'è infatti, nello studio dell'ISTAT, un riconoscimento oggettivo della funzione del nido e non è assolutamente accettabile che ancora molti bambini vengano esclusi da questa funzione fondamentale.

Stiamo parlando nei fatti del primo pezzo del sistema educativo. In Italia, pur essendo stato frutto delle scelte delle amministrazioni pubbliche, la metà dei nidi esistenti è privata e quindi ha anche un costo rilevante per le famiglie.

Sarebbe, anche per questo, importante incentivare la presenza pubblica, per contrastare una diseguaglianza, che rischia di presentarsi alla porta della vita tra chi può, perché nato in una famiglia benestante, e chi invece non può.

Si rischia quasi sempre di lasciare fuori i bimbi che arrivano da un contesto di bassa istruzione, da una condizione economica più modesta, situazioni nelle quali magari la madre non lavora , cioè vengono scartati, avrebbe detto Papa Francesco, quelli che, non per colpa loro, nei fatti avranno meno stimoli: meno giochi, meno libri, meno possibilità.

La dimensione educativa dei nidi sollecita indubbiamente le capacità cognitive ed emotive dei bambini e serve appunto a ridurre le diseguaglianze.



Per una società che invecchia sempre più rapidamente, il nostro futuro è rappresentato non solo simbolicamente, ma anche nella realtà concreta, dall'esigenza di fornire gli strumenti migliori e più efficaci a bambine e bambini.

E sicuramente gli asili nido, i servizi educativi per l'infanzia rappresentano da questo punto di vista una priorità e dovremmo valorizzare questo dato positivo per l'Umbria, che deve portare avanti una scommessa, se possibile vincente, per il nostro futuro.

Nei mesi scorsi nelle città dell'Umbria, da Perugia a Terni, da Foligno a Città di Castello, si è discusso molto degli asili nido. È un bene se questa discussione approderà a un esito positivo, che non può che essere una valorizzazione, una qualificazione e un potenziamento di questi servizi, che costituiscono uno dei lasciti positivi della nostra regione.

Una discussione, questa, sugli asili nido, che peraltro viene da lontano, dal 1970, quando a Reggio Emilia, Loris Malaguzzi, un pedagogista, fonda il primo asilo nido per bambini da 3 mesi a 3 anni, un'esperienza che si è rivelata avanzatissima, citata poi da riviste americane e, non a caso, recentemente visitata dalla principessa del Galles, Kate Middleton. Quell'esperienza, l'Umbria, l'ha raccolta e l'ha portata avanti, conquistando un primato, come dimostrano i dati ISTAT.

Ora cerchiamo di essere coerenti con questa esperienza positiva e valorizziamo quello che abbiamo costruito.

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