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Il Centro del Riuso di Umbertide: economia circolare che diventa solidarietà

Quando la prevenzione dei rifiuti incontra il volontariato internazionale e la cooperazione dal basso.


di Alessandro Vestrelli


I volontari del Centro del Riuso di Umbertide
I volontari del Centro del Riuso di Umbertide

Arrivi al Centro del Riuso di Umbertide di mercoledì pomeriggio o di sabato mattina e sei fortunato se trovi posto nel suo piccolo parcheggio perché, nonostante la collocazione assai nascosta e periferica, è sempre affollato di persone che cercano un oggetto utile o un libro, sotto lo sguardo vigile e accogliente dei volontari dell’Operazione Mato Grosso.

Prestare adeguata attenzione a questo spazio pubblico dedicato alla raccolta e alla rimessa in circolo di beni ancora utilizzabili – mobili, suppellettili, libri, biciclette, piccoli elettrodomestici, oggetti informatici – che altrimenti finirebbero tra i rifiuti, ci sembra doveroso.

Non ci troviamo di fronte a un mercato dell’usato in senso stretto, ma a un presidio di prevenzione dei rifiuti inserito nel sistema comunale di gestione ambientale.

L’esperienza diventa operativa il 13 giugno 2020, con l’inaugurazione ufficiale presso l’area del Centro di raccolta comunale di Madonna del Moro.

La sua genesi, tuttavia, è precedente: l’idea era maturata già a partire dal 2011, nell’ambito del confronto locale sulle politiche “Verso Rifiuti Zero”, segno di una riflessione di lungo periodo sul tema della sostenibilità ambientale.

Un passaggio decisivo arriva nel 2017, quando la Regione Umbria, attraverso un apposito bando rivolto ai Comuni, approva e finanzia il progetto definitivo di realizzazione del Centro del Riuso, contribuendo in modo determinante alla costruzione e all’allestimento della struttura.

I cittadini possono conferire oggetti ancora in buono stato o recuperarli ad un prezzo molto più basso del valore reale. Il principio è semplice: ciò che ha ancora valore d’uso non diventa rifiuto, ma risorsa. Quanto ricavato non ha finalità commerciali: viene destinato al sostegno dei progetti missionari e sociali in America Latina dell’instancabile umbertidese don Vittorio Lucarelli, uno di quei preti delle periferie, “con l’odore delle pecore addosso”, che tanto piacevano a Papa Francesco. Il tutto nel solco dell’esperienza dell’Operazione Mato Grosso.

Il superfluo del Nord del mondo diventa così sostegno concreto per comunità più fragili, senza intermediazioni complesse.


Don Vittorio Lucarelli nella Chiesa dedicata a Maria Madre de Jesùs in Nuevo Chimbote
Don Vittorio Lucarelli nella Chiesa dedicata a Maria Madre de Jesùs in Nuevo Chimbote

Principale ente promotore e titolare dello spazio è il Comune di Umbertide.

GESENU, gestore del servizio rifiuti, integra il Centro del Riuso nella filiera pubblica della raccolta differenziata.

L’Associazione Cordillera Blanca è il soggetto formalmente aggiudicatario della gestione, ma coloro che ne curano concretamente il funzionamento quotidiano e collegano l’esperienza a progetti di solidarietà internazionale sono i volontari dell’Operazione Mato Grosso (OMG).

Questa pluralità di soggetti fa del Centro un esempio virtuoso di alleanza tra istituzioni, gestore pubblico e volontariato, sostenuta anche dal contributo regionale.

Questi i nomi di coloro che donano il loro tempo all’avventura eco-solidale: Danilo D’Acunzo, Clara Di Giorgio, Flavio Billeri, Sergio Gabarrini, Antonio Gentile, Marco Locchi, Aldo Monsignori, Francesca Righi, Laura Rossi, Marco Ubbidini, Giovanni Valdambrini e Raffaella Vedovatto.

Quest’ultima ci informa che, dopo una lunghissima attesa – non scevra di intoppi burocratici, finalmente superati – nel mese di dicembre è stato posizionato un secondo container, messo a disposizione dalla Protezione Civile, mentre la chiusura di un negozio di merceria nel centro storico di Umbertide ha portato in dote al Centro preziose scaffalature, consentendo un’esposizione degli oggetti più ordinata e di migliore impatto visivo.


Il Centro del Riuso come strumento di economia circolare

Dal punto di vista ambientale, il Centro del Riuso agisce nel punto più alto della gerarchia europea dei rifiuti: la prevenzione. Riutilizzare significa infatti ridurre la quantità di rifiuti da smaltire, diminuire il consumo di materie prime, abbattere l’energia necessaria per produrre nuovi beni.

In questo senso, il Centro non è un servizio “accessorio”, ma una vera e propria infrastruttura culturale che educa alla durata, alla riparazione, al valore delle cose.



Una saldatura virtuosa: ecologia e solidarietà

L’elemento più originale dell’esperienza di Umbertide è la connessione tra economia circolare e solidarietà internazionale. La tutela ambientale non resta confinata a una pratica tecnica, ma si intreccia con una visione etica: ridurre gli sprechi qui per sostenere la vita altrove. È una forma concreta di cooperazione decentrata dal basso, in cui istituzioni pubbliche, gestore del servizio rifiuti e volontariato costruiscono insieme un modello capace digenerare benefici ambientali e sociali.

A ciò va aggiunto che, dopo il terremoto di Pierantonio e Pian d’Assino del 2023, molte famiglie, soprattutto immigrate, hanno potuto arredare con minima spesa le nuove abitazioni provvisorie grazie a questa preziosa opportunità a chilometro zero.


Un’esperienza da osservare

In un tempo in cui la transizione ecologica rischia spesso di restare uno slogan, il Centro del Riuso di Umbertide mostra come politiche locali, gesti quotidiani e orizzonte globale possano incontrarsi.

Un laboratorio silenzioso ma eloquente di economia civile, dove il rifiuto non è solo materia da smaltire, ma occasione per ripensare i legami tra persone, territori e mondo.


Il Centro è aperto il mercoledì pomeriggio (15–18h) e il sabato mattina (8–12h).

Un appello


"Ogni oggetto che arriva al Centro del Riuso racconta una storia.

Qualcuno ha deciso di non buttarlo via, di non sprecarlo, di affidarlo a un circuito di condivisione e di fiducia. È da questi gesti semplici che nasce una solidarietà vera, fatta di cose concrete e di mani che si aiutano.

Il superfluo che lasciamo andare può diventare dignità per qualcun altro.

Per questo il riuso non è solo una buona pratica ambientale: è un atto di amore".


Don Vittorio Lucarelli

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