Giorno della Memoria
- Nuove Ri-generazioni UMBRIA

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Il 27 gennaio 1945 i soldati della 60° divisione di fanteria dell’Armata rossa liberarono il campo di concentramento nazista di Auschwitz. Il 27 gennaio è il giorno in cui l’Europa e il mondo si misurano con la promessa che dall’Olocausto dovrebbe discendere: la promessa del “Mai più”.
Sono passati più di ottant’anni da quella promessa che nel tempo è apparsa spesso svuotata, evocata nella sua dimensione quasi museale, mentre le vittime, i testimoni, col tempo si perdono, mentre la realtà di oggi ci schiaffeggia con forza e ci mette di fronte alla cruda spietatezza dei tanti troppi conflitti in corso, della disumanizzazione, del razzismo, della logica della forza che irride il diritto.
Oggi quel “mai più” è ancora più urgente.
Ricordare senza comprendere le responsabilità nel presente non serve a nulla. La memoria non può essere piegata a un rito assolutorio e selettivo, eludendo cause e conseguenze.
La riflessione sul Giorno della Memoria non può prescindere da Gaza, dalle decine di migliaia di vittime palestinesi e da una crisi umanitaria di proporzioni indicibili.
La memoria è necessaria per impedire che l’orrore si ripeta. Così com’è necessario il diritto internazionale che seppur recente, esiste, esiste davvero nonostante venga con sempre maggiore frequenza trattato come un fastidio o intralcio, invocato contro i nemici e ignorato per gli alleati. E se le regole perdono credibilità, cresce lo spazio per l’arbitrio e la disumanizzazione diventa un linguaggio accettabile.
Difendere la memoria è una pratica civile e politica, è una bussola che ci ricorda l’importanza di pretendere che il diritto umanitario sia rispettato da tutti, senza doppi standard, l'importanza di sostenere le istituzioni internazionali e contrastare la cultura della guerra che reclama di imporsi come inevitabile.
Per la Redazione - Chiara Maria Sole Bravi





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