top of page

Ferite e speranze: la voce di Mons. Essayan su Libano, Gaza e la scelta coraggiosa delle Clarisse di Montone

Il Vescovo dei Latini riflette sul futuro del suo Paese, sul dramma mediorientale e sull’arrivo delle monache come presenza di fede, ascolto e riconciliazione.


Intervista a cura di Alessandro Vestrelli


Collegiata gremita mentre parla Essayan
Collegiata gremita mentre parla Essayan

Domenica 10 agosto 2025 è stata una serata di testimonianze e condivisioni: a gremire la chiesa Collegiata del Borgo Arietano tantissimi laici e frati, italiani e non. Ciò a riprova dell’interesse suscitato dalla scelta delle monache Clarisse di trasferirsi in Libano per una nuova fondazione. Dopo l’intervista a Suor Gloria Paoletti, pubblicata sul sito a fine luglio, abbiamo approfittato della presenza a Montone di Mons. Cesar Essayan, Vicario Apostolico di Beirut dei Latini, Vescovo titolare di Mareotes, per approfondire ulteriormente le conoscenze dei nostri lettori su una zona del mondo particolarmente “calda” nel contesto di una Terra Santa purtroppo oggi in fiamme.


Eccellenza, come è nata l’idea di proporre alle Clarisse di Montone di venire in Libano?

«La spiritualità di Santa Chiara suscita grande interesse, non solo in Libano ma in tutta l’area mediorientale, soprattutto tra le donne. Quando come Custode dei frati minori conventuali ero in Turchia e poi nei campi profughi siriani in Libano, ho visto donne – cristiane e non – in cerca di qualcuno con cui parlare, pregare, confidarsi. I frati ascoltavano, ma pensavo che una presenza femminile contemplativa sarebbe stata più adatta. Poi un vescovo emerito maronita, uomo di grande saggezza che conoscevo da ragazzo, mi disse: «Rischiamo di perdere l’unica presenza delle Clarisse a Beirut. Non possiamo rinunciare alla spiritualità di Santa Chiara. Devi fare qualcosa».

Con padre Dominique Joseph Mathieu, attualmente Arcivescovo di Teheran Isfahan, coinvolgemmo i frati e facemmo circolare la notizia di tale necessità. Il nostro desiderio ha incontrato quello delle sorelle Clarisse di Montone.

Dopo un intenso periodo di discernimento, il loro sì ha completato il puzzle».


Suor Maria Grazia, Suor Lucia, Suor Gloria, Suor Celina, Suor Damiana con Mons Cesar Essayan nel giardino del Monastero di Sant'Agnese a Montone
Suor Maria Grazia, Suor Lucia, Suor Gloria, Suor Celina, Suor Damiana con Mons Cesar Essayan nel giardino del Monastero di Sant'Agnese a Montone

Quali sono oggi le sfide più urgenti per il popolo libanese?

«La sfida è mantenere la comunione e l’unità nazionale, al di là delle appartenenze religiose o politiche. I partiti sfruttano le identità confessionali per dividere e aumentare il loro potere, alimentando diffidenze reciproche. Esistono partiti cristiani che rifiutano di vivere con i musulmani e partiti musulmani che definiscono traditori i cristiani poiché disposti al dialogo con Israele. Ma la gente è sempre meno disposta a dare i propri figli in pasto a questi leader».


Lei ha parlato di un “gioco delle superpotenze”…

«Le grandi potenze hanno introdotto i loro uomini in vari ambiti governativi e amministrativi; ne è nata una sorta di “mafia”, nel senso libanese del termine. Questo sistema corrotto è un continuo buttare olio su di un fuoco alimentato dall'odio verso l'altro a livello religioso e ideologico».


Qual è la reazione popolare e cosa sta maturando di nuovo? Lei, ieri sera, ha accennato a due vertici politici attualmente occupati da uomini onesti facendo riferimento, ad esempio, al Presidente della Repubblica…

«Auspico un rafforzamento del ruolo del Presidente della Repubblica, oggi ridimensionato ma ancora garante dell’unità del Paese e della Costituzione. Il popolo deve capire che questa crisi economica, politica, sociale si potrà superare solo tutti insieme, smettendo di fidarci di coloro che ci hanno messo in questa situazione e cercando di puntare su di una nuova classe politica non collusa con l’attuale».


Qual è il ruolo della Chiesa cattolica latina in Libano?

«Non abbiamo rappresentanti in Parlamento, ma siamo una presenza forte e capillare. Gestiamo il 60% delle scuole religiose e il maggior numero di centri medico-sociali. Siamo circa 900 tra religiosi e religiose (200 conventi in 10.000 km²) e ci sono anche altri religiosi appartenenti alle chiese orientali (maroniti, greco-melchiti, armeni, siro-cattolici, ecc.). Una forte e importante presenza caratterizzata dal fatto che tutti sono al servizio dell’intera popolazione, senza distinzioni di fede o ceto. La nostra Chiesa latina, in particolare, è al servizio dell’uomo: chiunque esso sia, ciascuno è un fratello».


Suor Gloria testimonianza e condivisione in Collegiata a Montone
Suor Gloria testimonianza e condivisione in Collegiata a Montone

Qui si sente molto il magistero di Papa Francesco…

«In realtà di tutti i papi: Giovanni Paolo II, Benedetto, Francesco, Leone. La cattolicità universale è l’antidoto al fondamentalismo, ti apre al mondo e ti impedisce di chiuderti in un pensiero che gira su sé stesso».


Come potranno radicarsi le Clarisse nella Valle della Beqā?

«Hanno già fatto tre viaggi in Libano e sono attese da una comunità per la quale significa molto sapere che l'Europa, e in particolare l'Italia, mostrano vivo interesse per essa. La scelta delle Clarisse fa percepire alla comunità mediorientale l’amore della Chiesa intera verso questo popolo.

Per i cristiani in Libano, ogni azione fatta dall'Europa è segno che essi non sono dimenticati, che sono presenti nel cuore del resto del mondo. Anche altre comunità religiose della valle della Beqā troveranno nelle monache un punto di riferimento. Questa comunità contemplativa è un bene per la Chiesa e sarà anche un faro per tutti, in quanto ricorderà il primato di Dio, senza intermediazioni politiche o ideologiche…

Tutto ciò è importante sia per i cristiani che per i musulmani, i quali rispettano molto le monache. In questo senso auspico che il monastero delle Clarisse sia un’oasi di pace, raccoglimento, preghiera e ascolto. La gente potrà andare e raccontarsi, pregare con loro, parlare di Dio e a Dio. Ascoltare una parola che viene da un cuore che appartiene al Signore e a nessun altro».


Valle della Beqā
Valle della Beqā

Sarà anche un’opportunità di dialogo interreligioso?

«Quando si parla di dialogo interreligioso si pensa a quello condotto dai vescovi e dai teologi… Preferirei parlare di dialogo della vita. Quello spicciolo: una famiglia musulmana che ha un problema e va da una monaca clarissa perché sa che lì troverà parole di saggezza. Non si tratterà di fare teologia, filosofia, ma di un approccio dove l'umano incontrerà l'umano, dove Dio si donerà attraverso delle relazioni amicali».


Se dovesse raccontare in un'immagine il Libano che sogna e le clarisse in mezzo ad esso, quale sarebbe?

«Sceglierei l’immagine di un mosaico per parlare dello Spirito Santo che unisce le diversità; il Libano è una terra santa, non soltanto perché Cristo vi è passato, ma perché il nostro Paese continua a regalarci tanti santi, nonostante guerre e divisioni!».


Ieri sera nella chiesa Collegiata di Montone, al termine della sua intensa testimonianza, ha voluto concludere con parole di speranza circa il ritorno della pace in Medio Oriente. Ma come possiamo crederci di fronte a quello che sta accadendo a Gaza? Un genocidio, dicono in molti…

«Gaza è la tragedia dell'umanità tutta intera. A Gaza abbiamo perso tutti. A Gaza non è rimasto niente di umano. Tutti i sistemi politici, economici, lì hanno fallito: abbiamo perso il senso dell'umanità!».

Commenti


bottom of page