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Pnrr e politiche sociali: il report di Openpolis e Forum Terzo Settore




È stato pubblicato ieri il rapporto realizzato da Openpolis e Forum Terzo Settore dal titolo:"Pnrr, le politiche sociali e il Terzo Settore"in cui viene analizzato il meccanismo di assegnazione dei fondi Pnrr alle regioni e agli enti locali e in cui si sottolineano le criticità di una non sempre efficace traduzione pratica dei progetti a livello territoriale.


Nella lettura del report, abbiamo scelto di concentrarci sulla sezione dedicata all'housing sociale e alla rigenerazione urbana, rintracciabile nella componente 2 “Infrastrutture sociali, famiglia, comunità e Terzo settore” della missione 5 “Coesione e inclusione”del Pnrr.

L'obiettivo principale del Piano è quello di promuovere l'housing sociale e la rigenerazione urbana attraverso tre linee di investimenti.

  • La prima linea di investimento, 2.1, denominata "Progetti di rigenerazione urbana, volti a ridurre situazioni di emarginazione e degrado sociale", con un finanziamento di 3,3 miliardi di euro.

  • La seconda linea di investimento, 2.2, chiamata "Piani urbani integrati", prevede 2,92 miliardi di euro per trasformare le periferie delle città in aree smart e sostenibili.

  • Infine, la terza linea di investimento, 2.3, il "Programma innovativo della qualità dell'abitare", riceve un finanziamento di 2,8 miliardi di euro per un finanziamento complessivo quindi di circa 9 miliardi di euro.


Nel dettaglio, l'investimento 2.1 si focalizza sul miglioramento delle situazioni di emarginazione e degrado sociale, tramite la manutenzione e il riutilizzo di edifici pubblici esistenti e interventi per la mobilità sostenibile. A fine 2022 risultano essere più di 200 i comuni individuati come beneficiari degli interventi, ma è difficile, si legge nel report, reperire una lista dettagliata delle opere previste: problema nel rintracciare la documentazione specifica che risulta trasversale a tutto il Pnrr.

L'investimento 2.2 mira a ricucire il tessuto urbano delle periferie, recuperando spazi urbani e territori vulnerabili, promuovendo la partecipazione sociale e imprenditoriale e migliorando l'accessibilità e l'intermodalità delle infrastrutture. Il criterio di base per l’accesso al finanziamento è il livello dell’Indice di vulnerabilità sociale, in grado di esprimere in un unico valore l’esposizione di alcune fasce di popolazione a situazioni di rischio, inteso come incertezza della propria condizione sociale ed economica tenendo conto delle variabili storiche e territoriali.

I piani ammessi al finanziamento sono stati selezionati sulla base di indicatori di impatto ambientale, sociale, culturale, urbano-territoriale, economico-finanziario e tecnologico-processuale: 31 quelli individuati nelle periferie delle 14 città metropolitane, per un totale di 733 interventi in 494 comuni. La popolazione interessata è di 13,3 milioni di abitanti, per il 48,3% al nord, 15% al centro e il 36,7% al sud.

L'investimento 2.3 infine, si articola su due direttrici:

  • riqualificazione e aumento dell’housing sociale, ristrutturazione e rigenerazione della qualità urbana, miglioramento dell’accessibilità e della sicurezza, mitigazione della carenza abitativa e aumento della qualità ambientale, utilizzo di modelli e strumenti innovativi per la gestione, l’inclusione e il benessere urbano;

  • interventi sull’edilizia residenziale pubblica ad alto impatto strategico.

Sono 289 le proposte presentate per questo tipo di investimento per un totale di 1.476 interventi. Le aree meridionali si distinguono per la maggiore superficie coperta dagli interventi, 40,31%, per la maggiore superficie esistente oggetto di ristrutturazione, 48,07%, e per la maggiore superficie esistente oggetto di demolizione e ricostruzione, 54,74%. Al contrario, le proposte del centro Italia hanno privilegiato la realizzazione di nuove superfici edificate, che rappresentano circa i 2/3, 57,92%, della superficie di nuova edificazione totale.


La redazione e pubblicazione del rapporto avviene in un momento cruciale per il panorama delle politiche urbane, sia a livello nazionale che europeo. Tuttavia, si evidenzia la mancanza di norme quadro che definiscano gli obiettivi statali in materia di edilizia abitativa e rigenerazione urbana, mancando un senso d'insieme nella loro realizzazione. Nonostante i programmi in corso abbiano i componenti di una politica di rigenerazione urbana, manca una visione strategica che individui obiettivi prioritari e concentri le risorse disponibili per raggiungerli.


Nel report si sottolinea come nel contesto delle periferie e delle politiche abitative, le elaborazioni della Commissione parlamentare d'indagine sulle periferie degradate non siano state prese in considerazione, nonostante abbiano prodotto un'ampia analisi della problematica urbana e importanti suggerimenti di policy. I piani attuali rispondono principalmente alle richieste dei bandi, senza considerare la distribuzione delle sofferenze abitative e le disparità territoriali. Questo si riflette nelle proteste degli studenti universitari (approfondisci qui) e nell'assenza di attenzione alle condizioni abitative degli anziani, nonostante il Pnrr preveda la riforma della non autosufficienza.


Anche l'economia circolare e gli aspetti legati al consumo di materia non sono pienamente considerati nei piani attuali. Non si stabilisce un legame effettivo con una strategia nazionale per l'economia circolare, che dovrebbe essere fondamentale per la transizione ecologica del paese. Anche l'attenzione al verde e all'energia, evidenziata come essenziale nei nuovi scenari internazionali, viene affrontata solo nei comuni che hanno già adottato un approccio simile.


La capacità di regia delle diverse politiche statali rimane scollegata, creando contraddizioni nell'attuazione. Ad esempio, il lancio della misura del 110% è avvenuto senza una pianificazione territoriale, portando all'aumento improvviso della domanda nel settore edilizio e all'incremento dei costi dei materiali. Ciò rende obsolete le valutazioni di sostenibilità energetica ed economica che hanno portato alla creazione dei tre programmi di investimento.


La gestione dei tempi è un'altra preoccupazione, considerando che l'ultimazione dei lavori e la fruibilità delle opere devono essere completate entro il 31 marzo 2026. Tuttavia, l'indagine della Corte dei Conti mostra un ritardo significativo nella realizzazione dei progetti, con solo una piccola percentuale di essi effettivamente avviati.


Le carenze nelle tecnostrutture pubbliche sono una delle principali lacune emerse dal Pnrr. Il paese non dispone delle capacità progettuali e di controllo necessarie secondo gli standard europei, a causa del mancato rinnovo del personale negli uffici tecnici, soprattutto a livello comunale. Queste carenze, insieme alle responsabilità dei responsabili dei procedimenti, sono la causa principale dei ritardi nell'attuazione del Pnrr, particolarmente evidenti nella gestione dei programmi urbani complessi.


Nonostante i percorsi partecipativi nel processo decisionale, mancano iniziative di co-programmazione e co-progettazione. Il coinvolgimento del Terzo settore è previsto, ma le amministrazioni incontrano difficoltà nell'attivare processi di amministrazione condivisa, principalmente a causa delle carenze nelle tecnostrutture pubbliche.


Infine, preoccupa l'assenza di un quadro previsionale per le risorse necessarie alla gestione ordinaria dei servizi realizzati con il Pnrr. Le amministrazioni comunali segnalano la necessità di risorse per la gestione dei servizi una volta che le infrastrutture saranno completate, ma attualmente non sono previste risorse a tal fine.


In conclusione, per evitare problemi futuri, non basta solo investire denaro, ma è necessaria una programmazione efficiente e oculata, sostenuta da un'infrastruttura pubblica esperta e competente, insieme a un'azione amministrativa condivisa. I piani di rigenerazione urbana potrebbero essere un'opportunità per sperimentare forme locali di coordinamento per lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, il tempo è limitato, ma ancora è possibile incrementare le risorse per le attività tecniche e di progettazione, coinvolgendo gli enti locali nella rimodulazione dei piani e nella riqualificazione delle competenze


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