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La “Sinistra” tra il dire e il fare.

Aggiornamento: 16 gen

Il libro-esortazione di Bravi: stare sempre dalla parte di chi lavora

di Andrea Chioini



Quello che la “Sinistra” (italiana) dovrebbe essere e ciò che avrebbe da fare per non scomparire: un argomento su cui sono stati scritti centinaia di volumi con diffusione nazionale, oltre a migliaia di articoli (su tutti i supporti possibili).

Riflessione che non è appannaggio esclusivo dei grandi sistemi editoriali e informativi, ma continua a impastare e lacerare idee e persone anche negli ambiti “locali”. In provincia per intendersi.

Una dimensione geograficamente ristretta, ma non per questo di minor spessore culturale e narrativo.

È il caso del libro con cui Mario Bravi ha tratteggiato la propria esperienza umana e sindacale: “Sempre dalla stessa parte” edizioni il Formichiere (Foligno).

Un breve libro di 120 pagine che intreccia vicende personali e politico-sindacali in grado di far emergere i percorsi affrontati nei decenni, a cominciare dalla propria vicenda, un quadro sindacale con significative responsabilità a livello di territorio.

L’utilità di un testo del genere la si è potuta cogliere durante la mattinata che l’associazione Nuove Rigenerazioni Umbria ha organizzato ad Assisi al BV Grand Hotel, invitando a discuterne persone che hanno animato per decenni la politica e l’amministrazione pubblica dell’Umbria, proprio negli anni in cui Bravi ha ricoperto una pluralità di ruoli: segretario del Pci a Nocera Umbra, transitato nei ranghi della Cgil partendo proprio da Foligno; poi la guida della Camera del Lavoro di Perugia. E ancora: segretario generale della Cgil regionale. Attualmente segretario del Sindacato pensionati, Spi, nella provincia di Perugia (40mila persone iscritte).

Al tavolo si sono ritrovati così Mario Margasini, Maria Rita Lorenzetti, Mario Giovannetti, protagonisti in vari ruoli negli anni in cui l’Umbria si è data un’identità propria per la volontà dei partiti di sinistra che ne volevano fare (riuscendoci in parte) un laboratorio di progresso e innovazione sociale. All’autore il compito di una sintesi finale.

Foto: Daniele Buccilli



L’implacabilità del tempo non ha inciso sulla lucidità della “vecchia guardia” del Pci: si è dimostrata capace di affrontare senza infingimenti i nodi più complicati del panorama politico e sociale contemporaneo; somma la preoccupazione per l’allontanamento dalla sfera politico-istituzionale di un numero crescente di persone con la rinuncia all’esercizio del diritto di voto.

Quasi un “tavolo di saggi” a discutere in profondità del futuro (e del presente) così come può essere pensato dalle organizzazioni sindacali nella dialettica con i vari poteri, non ultimo il sistema di protezione delle componenti sociali più fragili con la sanità entrata in una fase che potrebbe rivelarsi catastrofica se non verrà fermato l’assalto dei privati alla gestione delle prestazioni più remunerative.

Dai vari interventi è emersa la necessità di sviluppare consapevolezza e nuove strategie sulle trasformazioni in corso (digitale, ambiente, frammentazione sociale), la necessità di un’azione confederale a partire dallo stesso grande corpo della Cgil per estenderla alle altre sigle sindacali, la ripresa urgente di un radicamento territoriale per evitare il rischio di trasformarsi in un soggetto di semplice erogazione di servizi per il welfare.

Da non trascurare che l’incontro di Assisi ha anche segnato la “ripresa di parola pubblica” da parte di Maria Rita Lorenzetti, presidente dell’Umbria tra il 2000 e il 2010, dopo il proscioglimento con la formula “il fatto non sussiste” dalle accuse formulate a suo carico, nel ruolo di presidente Italferr per le vicende del passante ferroviario di Firenze.





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