Il futuro sospeso dei giovani umbri
- Nuove Ri-generazioni UMBRIA
- 26 set
- Tempo di lettura: 6 min
di Paola Bertolini*
Enrico Giovannetti**

(Articolo pubblicato sul Corriere dell'Umbria il 17/09/2025)
Di fronte all’inverno demografico, che rischia di gelare lo sviluppo della regione, il futuro dell’Umbria deve passare dai suoi giovani.
Ma questi cosa pensano? Cosa si aspettano e che prospettive si danno? Cosa pensano della famiglia e della genitorialità ? Come vivono il proprio territorio?
Su questi temi è stata condotta una ricerca esplorativa dall’associazione Nuove Ri-Generazioni Umbria, in collaborazione con il Centro Analisi Politiche Pubbliche dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Grazie alla collaborazione di quattro scuole della provincia di Perugia - l’Istituto Tecnico Economico Scarpellini e il Liceo Frezzi-B. Angela di Foligno, il Professionale Bufalini di Città di Castello e il Tecnico Agrario ITAS della Valnerina- è stata condotta una indagine che ha interessato 225 studenti dell’ultimo anno delle quattro scuole, che hanno aperto la propria porta all’indagine, consentendo ai loro studenti di rispondere in modo anonimo ad un breve questionario.
Lo sfondo è quello del calo demografico che colpisce l’Italia - e in particolare l’Umbria- con nascite ridotte, emigrazione di giovani e scarsa attrattività per chi proviene da altre aree.
Un fenomeno che rischia di lasciare un segno profondo sul tessuto sociale ed economico della regione, che già sconta fragilità strutturali legate alla marginalità di molte zone montane e interne, alla difficoltà di attrarre investimenti e alla lentezza della crescita del PIL.
Per quanto il campione sia numericamente limitato, i segnali che emergono raccontano con
chiarezza una generazione di giovani disorientati: sospesi tra il desiderio di restare e le spinte alla mobilità indotte dalle insicurezze lavorative; gravati da una sostanziale sfiducia in tutte le istituzioni nazionali e locali; prudenti verso temi cruciali come il lavoro, il futuro di coppia e le scelte di genitorialità .
Entrando nel merito di alcuni aspetti emersi, i giovani si collocano in un contesto geografico vario, tipico di una regione che ha una grande dispersione della popolazione in piccoli borghi: solo il 40% vive in città medio-grandi, mentre il resto vive in piccoli centri e una minoranza risiede in aree montane o isolate.
È positivo il fatto che ad oggi non emerge un disagio dei giovani rispetto al raggiungimento della scuola, anche grazie all’utilizzo combinato di tutti i mezzi di trasporto pubblici e privati possibili (piedi, bicicletta, motorino, auto, bus, treno).
Dal punto di vista sociale, è interessante segnalare che la dimensione multietnica rappresenta ormai la loro quotidianità (circa un terzo degli studenti intervistati ha almeno un genitore straniero), di fronte a cui i giovani dichiarano di non vivere particolari difficoltà .
Il quadro si complica quando si passa a parlare di futuro e lavoro.
Complessivamente più della metà degli studenti sembra avere in mente un progetto, ma l’altra metà mostra insicurezza: è incerta su come orientarsi e vorrebbe avere più informazioni sui possibili sbocchi di studio e di lavoro, ma anche di miglioramento della propria preparazione.
Non manca chi esprime paura di non essere adeguato, o di non avere i mezzi economici o la formazione sufficiente per realizzare le proprie aspettative. Pur prevalendo una visione positiva rispetto al futuro occupazionale (il 63% ritiene che non avrà difficoltà insormontabili a trovare un’occupazione), una parte significativa si mostra disorientata e vorrebbe essere aiutata a capire meglio come muoversi rispetto all’investimento sul proprio futuro (il 27% si dice preoccupato e un 10% si sente privo degli strumenti adatti per affrontare il mondo del lavoro).
Rispetto all’immediato futuro emergono alcune differenze di genere importanti.

Le ragazze, in oltre il 90% dei casi, intendono iscriversi all’università e, rispetto al lavoro, mostrano scarso interesse per quello autonomo.
I ragazzi, invece, sono più divisi: una parte guarda a corsi post-diploma non universitari; un’altra è orientata verso il lavoro dipendente, mentre il lavoro autonomo interessa soprattutto coloro che vivono in famiglie con lavoratori autonomi; un ultimo gruppo più piccolo è attento alla possibilità di fare esperienze all’estero.
Conta molto il livello di reddito familiare: chi proviene da famiglie benestanti tende a guardare con decisione alla laurea e a occasioni fuori regione; chi appartiene a contesti più modesti preferisce il lavoro dipendente.
Anche l’origine dei genitori pesa: se entrambi sono stranieri, cresce la spinta a entrare subito nel mercato del lavoro o a scegliere percorsi formativi professionalizzanti.
Un altro tema cruciale riguarda il legame con la regione. Quasi la metà dei giovani intervistati, il 47%, dichiara di voler rimanere in Umbria, anche se consapevole delle difficoltà occupazionali. Il 38% è incerto e il 14% immagina apertamente un futuro altrove.
È un dato che mostra come il desiderio di radicamento sia forte, ma rischi di infrangersi contro la mancanza di prospettive concrete. Il fenomeno dell’emigrazione giovanile potrebbe quindi rafforzarsi se non arriveranno politiche capaci di trattenere i ragazzi sul territorio.
Sul tema della genitorialità prevale la cautela: solo il 31% immagina con convinzione una vita con figli, il 22% esclude del tutto questa possibilità e quasi la metà lega la scelta alla stabilità economica, lavorativa e di coppia.
In generale prevale il senso di responsabilità nei confronti dell’impegno che scaturisce da una scelta importante, scelta che appare difficile se mancano condizioni di sicurezza e certezze sul lavoro.
Inoltre una parte non trascurabile di giovani ha dubbi su questo aspetto perché teme i rischi prodotti dalla possibile instabilità di coppia e dalle conseguenze economiche che ne derivano. Colpisce che già a questa età ci sia questo tipo di preoccupazione e ciò suggerisce che gran parte delle loro paure derivano, o sono filtrate, dal mondo degli adulti che li circonda, dalle preoccupazioni che sentono in famiglia e nel loro contesto sociale.
Ma questo non tranquillizza in quanto evidenzia un senso di insicurezza più generale che taglia trasversalmente le famiglie.
Se questo è sempre vero, è però altrettanto vero che ci sono state in precedenza generazioni con più sogni di costruzioni di famiglie felici, di posizioni lavorative solide e di mobilità sociale per sé e per i propri figli.
Quanto al rapporto con la comunità e le istituzioni, i risultati sono poco incoraggianti. Solo un quinto circa mostra un interesse nei confronti della partecipazione alla vita sociale locale, dalle attività sportive ai luoghi di incontro; la gran parte, invece, si mostra scarsamente interessata alle dinamiche della comunità locale (65%) oppure dichiara di preferire relazioni virtuali e di sentirsi soprattutto cittadino del mondo (12%).
Per quanto riguarda la fiducia nei confronti di persone e istituzioni, emerge un quadro altrettanto scoraggiante: la maggioranza riserva la propria fiducia solo alla famiglia e, in seconda battuta, agli amici stretti.
Scuola, Stato, Enti locali, Imprese e Banche, Comunità religiose restano fuori da questa cerchia (solo un terzo degli intervistati dichiara di avere fiducia molto limitatamente per qualcuna).
In sostanza emerge una visione individualistica, dove i giovani si sentono molto lontani dagli attori sociali e politici. Ciò è confermato anche dal fatto che alla domanda sulle politiche da attuare per migliorare il futuro, il 43% non ha avanzato alcuna proposta, confermando un atteggiamento di disillusione o di distacco dalla politica.
Gli altri hanno chiesto da più sicurezza, riflesso forse delle paure trasmesse dalle famiglie o dal comune sentire.
Va però evidenziato che una parte, seppur più limitata, richiede più investimenti nel sociale: cultura, sport, volontariato, luoghi di incontro, servizi di prossimità . Seppur più limitato, questi giovani danno voce a questioni che non possono essere trascurate soprattutto se si intende rafforzare una presenza giovanile attiva sul territorio.
In definitiva l’indagine racconta una gioventù umbra che si muove tra radici e incertezze. Ragazzi che, indipendentemente dalla loro origine, amano la terra in cui vivono ma non sono certi di poter costruire qui il proprio futuro; che aspirano all’indipendenza ma si fidano solo della famiglia e della cerchia sociale più stretta; che riflettono con maturità sul tema della famiglia ma temono di non riuscire a sostenerla.
Una generazione che rischia di vivere la fuga verso altre regioni o l’estero, con conseguenze pesanti per un territorio già alle prese con un grave problema demografico.
Gli autori della ricerca lanciano un messaggio chiaro: servono politiche più incisive, capaci ditrattenere i giovani, di rafforzare il legame con il territorio e di aprire prospettive concrete a chi domani è destinato ad essere attore della rigenerazione dell’Umbria.
Scuole, imprese e istituzioni devono essere coinvolte insieme, perché il tempo per invertire la rotta non è infinito.
*Già professoressa Associata di Politica Economica (paola.bertolini@unimore.it);
Centro di Analisi Politiche Pubbliche (CAPP) – Università di Modena e Reggio Emilia;
Membro del Comitato Scientifico della rivista Nuove RiGenerazioni Umbria.
**Già professore Associato di Politica Economica (enrico.giovannetti@unimore.it);
Centro di Analisi Politiche Pubbliche (CAPP) – Università di Modena e Reggio Emilia;
Membro del Comitato Scientifico della rivista Nuove RiGenerazioni Umbria.

