top of page

Governare un borgo vivo

Aree interne: Giovani amministratori, investimenti strutturali, politiche per la residenzialità e una visione inclusiva.


Intervista di Alessandro Vestrelli al Sindaco di Montone, Mirco Rinaldi che racconta scelte, risultati e sfide di una comunità che non si rassegna al declino.


Sindaco di Montone, Marco Rinaldi - Manifestazione per la Pace - Gaza
Sindaco di Montone, Marco Rinaldi - Manifestazione per la Pace - Gaza

Lei è stato recentemente confermato sindaco con un ampio consenso ed è alla guida di una Giunta composta da giovani amministratori. Montone è oggi animata, lungo tutto l’anno, da numerose iniziative culturali e ambientali che coinvolgono residenti e visitatori. Quali frutti concreti stanno producendo queste scelte, tutt’altro che scontate, in un contesto in cui molti giovani lasciano i piccoli centri e in cui la cultura – compresa quella ambientale – fatica spesso a trovare adeguato riconoscimento?

«La nostra è una scelta di campo precisa. Quando abbiamo costruito questo gruppo, lo abbiamo fatto pensando a una Lista Civica capace di unire le eccellenze umane. È una lista di continuità, perché poggia su chi conosce già la macchina amministrativa, ma soprattutto di rinnovamento: la presenza di tanti giovani alla prima esperienza, già attivi nell’associazionismo, è il nostro vero motore.

I frutti concreti si vedono ogni giorno. Siamo persone che, fin da bambine, sono cresciute impegnandosi per la comunità nelle associazioni culturali, sociali e sportive. Non lo facciamo per noi stessi, ma per dare un contributo alla crescita di Montone.

Il nostro programma rimarca che energia e passione si riconoscono nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza. Vogliamo che Montone sappia sfruttare al massimo le opportunità dell’Europa per modernizzarsi nel rispetto della propria storia, credendo fermamente che il futuro non sia una minaccia, ma un sogno da costruire insieme».


Come si governa e si concilia questa vitalità con una preoccupazione strutturale comune a molte aree interne, quella del cosiddetto “inverno demografico”?

Nel 1951 Montone registrava 3.315 residenti, mentre le stime più recenti indicano una popolazione intorno alle 1.540 persone. Sono previste politiche di incentivo alla residenzialità, misure “family friendly” o un piano organico per attrarre o trattenere professionisti, giovani coppie e servizi essenziali (banca, medico, trasporto pubblico, ecc.)?

«Il calo demografico si combatte solo rendendo il territorio attrattivo e competitivo. A Montone lo abbiamo fatto attraverso una strategia fondata su alcuni pilastri chiari.

Lavoro e sviluppo. Abbiamo ampliato la zona produttiva di Santa Maria di Sette. Non ci siamo limitati a costruire, ma abbiamo recuperato aree dismesse, portando aziende sane che hanno generato occupazione. Oggi registriamo un tasso di disoccupazione praticamente pari a zero.

Connettività e servizi. Già nel 2018 abbiamo portato la fibra BUL in tutti i centri abitati, un prerequisito essenziale per il lavoro agile. Resistiamo con forza alla tendenza a tagliare i servizi nelle zone periferiche: l’accordo con Poste Italiane ha garantito non solo la permanenza dell’ufficio postale, ma il suo potenziamento con ATM bancomat, tesoreria comunale – con risparmi per l’ente – e la possibilità di richiedere il passaporto direttamente in sede.

Scuola e futuro. La nostra offerta scolastica copre dal nido alla terza media. Non ci limitiamo alla gestione degli edifici: abbiamo investito oltre un milione di euro per l’adeguamento sismico della scuola media “Polidori”, inaugurata lo scorso ottobre, e circa 160 mila euro per la primaria e l’infanzia “Emma Smacchia”. Qui abbiamo installato sistemi di ventilazione meccanica all’avanguardia per la qualità dell’aria e il risparmio energetico, oltre a nuovi impianti LED e infissi sicuri.

Sport e cultura. Una comunità viva ha bisogno di spazi. Abbiamo appena terminato il nuovo campo da tennis coperto e a febbraio inaugureremo lo spazio culturale nell’ex Mattatoio, che ospiterà una sala polivalente e una sala cinema. A chi si chiede come trattenere i giovani rispondiamo con i fatti: a Montone offriamo sicurezza sismica nelle scuole, servizi digitali veloci, sport e, soprattutto, lavoro».


Montone - Il borgo medievale
Montone - Il borgo medievale

Si segnala la presenza di alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente vuoti, ma non assegnabili a causa del loro stato di degrado e della necessità di interventi di ristrutturazione. Qual è la situazione reale secondo i dati in possesso del Comune?

Nei giorni scorsi è stato presentato il Piano industriale ATER Umbria 2026/2030, che prevede anche il recupero del patrimonio oggi non utilizzabile: come intende muoversi l’Amministrazione comunale in questo quadro? Nel frattempo, ritiene praticabili soluzioni come favorire la rotazione su base volontaria degli alloggi o il ricorso alla “mobilità d’ufficio”?

«L’edilizia residenziale pubblica a Montone è gestita con estrema puntualità. Ad oggi non ci sono alloggi disponibili per nuove assegnazioni e la graduatoria del bando ERS 2023 rimane vigente in attesa del prossimo bando.

Per essere precisi, attualmente abbiamo solo tre alloggi che, pur essendo vuoti, necessitano di specifici interventi di manutenzione prima di poter rientrare nella disponibilità dell’ente. Non parliamo quindi di un patrimonio in degrado, ma di una fisiologica necessità di ripristino tecnico per garantire standard abitativi dignitosi ai futuri inquilini.

La nostra strategia per i prossimi mesi si articola su due fronti.

Piano ATER 2026/2030. Siamo in costante dialogo con ATER Umbria per sbloccare i fondi necessari alla manutenzione di questi tre alloggi, inserendoli in una programmazione che mira a rendere disponibile ogni singolo metro quadro del patrimonio pubblico. Mobilità e scambi consensuali. Restiamo aperti a soluzioni che partano dal basso. Laddove due nuclei familiari concordino uno scambio consensuale di alloggio – accettando le unità nello stato di fatto e facendosi carico delle eventuali manutenzioni necessarie – il Comune è pronto a esaminare e agevolare queste istanze congiunte. Questo consente una razionalizzazione degli spazi più rapida, basata sulle reali esigenze delle famiglie e senza oneri aggiuntivi per l’ente proprietario. Il nostro impegno è far sì che questi pochi alloggi tornino a essere abitati nel minor tempo possibile, trasformando la manutenzione in una nuova opportunità per chi è in graduatoria».


A cavallo tra il 4 e il 5 ottobre 2024, le forti piogge hanno provocato il cedimento della banchina della strada comunale n. 7 di Corlo, causando gravi disagi ai residenti, al trasporto scolastico e a chi utilizza quotidianamente quella via per lavoro o turismo. Quali interventi sono stati avviati o programmati per il ripristino e il consolidamento di questa infrastruttura essenziale? Quali enti o livelli istituzionali stanno affiancando il Comune in questo percorso?

«La sicurezza dei cittadini e la tutela del nostro patrimonio ambientale sono la nostra priorità assoluta. In questo ambito abbiamo ottenuto due risultati straordinari grazie a una costante sinergia con la Regione Umbria.

Il consolidamento del Colle di Montone (2 milioni di euro). Con grande orgoglio annuncio l’ottenimento di un finanziamento di 2 milioni di euro per la mitigazione del rischio idrogeologico sul versante nord-ovest del Colle, in via A. Bologni. Si tratta di un’opera di importanza nazionale per un’area classificata “R3” (rischio elevato) e dichiarata “abitato da consolidare” già nel 1966. Il progetto, già a livello definitivo, prevede interventi di contenimento e la bonifica del versante vicino al campo sportivo.

Parallelamente, abbiamo dato una risposta immediata al cedimento avvenuto nell’ottobre 2024 sulla strada comunale n. 7 di Corlo. Grazie a un finanziamento regionale di 300.000 euro, ottenuto a dicembre 2025, i lavori partiranno nel 2026.

Non si tratterà di un intervento superficiale, ma di un’opera strutturale che prevede il consolidamento della scarpata di monte con gabbionate e sistemi di drenaggio, la messa in sicurezza della scarpata di valle tramite palificate e il ripristino integrale della banchina e della pavimentazione. Siamo già in fase di progettazione.

Voglio ringraziare la Giunta regionale e gli assessori De Rebotti e De Luca: la loro collaborazione dimostra che, quando i Comuni presentano progetti solidi e cantierabili, le istituzioni rispondono con tempestività.

Questi interventi sono vitali per la viabilità quotidiana, per le scuole e per la nostra economia turistica».


Quali strumenti o politiche – anche di carattere sperimentale – intendete mettere in campo per evitare che Montone diventi progressivamente preda di un mercato immobiliare puramente speculativo, sempre più costoso e poco accessibile ai residenti, rischiando di trasformarsi in un “paese vetrina” fatto di seconde case e presenze temporanee? Come si inseriscono queste scelte nella prospettiva di una rigenerazione del borgo inteso come comunità viva e inclusiva, tenendo conto sia della componente anziana sia di quella immigrata della popolazione?

«Montone non corre il rischio di diventare un “paese vetrina” perché è, prima di tutto, una comunità viva.

Il nostro centro storico pulsa grazie a numerose associazioni che aggregano ogni fascia d’età, dai bambini ai pensionati, organizzando attività che rendono il borgo attrattivo e vissuto 365 giorni l’anno.

Oggi contiamo circa 200 residenti stabili all’interno delle mura e questo risultato è merito anche di una forte componente internazionale. A Montone non abbiamo solo famiglie tunisine, algerine o marocchine perfettamente integrate, ma anche cittadini danesi, belgi, americani e tedeschi che hanno scelto di acquistare casa e trasferirsi qui stabilmente.

Questo mix generazionale e culturale è un valore aggiunto immenso: senza di loro Montone rischierebbe di diventare uno dei tanti “presepi senza vita” che purtroppo vediamo in altri borghi umbri.

È vero, l’alta richiesta fa lievitare i prezzi del mercato immobiliare, rendendo difficile l’acquisto per le giovani coppie locali, che spesso faticano a ottenere mutui o non dispongono di capitali iniziali. Abbiamo già avviato un dialogo con alcune imprese edili per cercare soluzioni, ma la verità è che i Comuni non possono farcela da soli. È necessario che il Governo centrale e la Regione mettano in campo piani abitativi seri e agevolazioni concrete per i giovani.

Da parte nostra continueremo a favorire l’integrazione e a sostenere la vita associativa, perché è il calore umano della comunità che impedisce a un borgo di trasformarsi in una fredda cartolina per turisti».

Commenti


bottom of page