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Contrastare le disuguaglianze per uno sviluppo di qualità

Aggiornamento: 29 apr



L’economista e filosofo Amartya Sen definisce la libertà individuale come “la capacità che ciascuno ha di fare le cose alle quali, per un motivo o per un altro, assegna un valore.” (A. Sen, L’idea della Giustizia, p.241).

Seguendo questa definizione affinché un Paese possa considerarsi “sviluppato” diventano essenziali non soltanto gli indicatori di crescita economica, ma anche l’andamento del processo di eliminazione delle varie forme di disuguaglianza e privazione che limitano le opportunità di scelta e di azione di ogni persona umana.

Nel tessuto dinamico delle società contemporanee, la questione europea emerge con prepotenza, soprattutto in vista delle imminenti elezioni che delineeranno il futuro del continente.

La riflessione proposta dalle due conferenze che si sono svolte a Foligno all’interno della Festa di Scienza e di Filosofia, lo scorso venerdì 12 aprile, incentrate sull'Europa che desideriamo e viviamo, si inserisce in questo dibattito cruciale, offrendo spunti di valutazione e di analisi a due mesi dal voto.

La prima conferenza dal titolo “Disuguaglianze: quali? Perché? Che fare? ha visto 85 studenti dell’ITE Scarpellini di Foligno impegnarsi in una profonda analisi delle disuguaglianze, esaminando le molteplici forme che queste assumono nella società contemporanea e le loro implicazioni sul tessuto sociale.

Attraverso l'utilizzo della piattaforma Mentimeter, i ragazzi hanno espresso opinioni e preoccupazioni sulla percezione dell'articolo 3 della Costituzione italiana, riflettendo sul loro ruolo all'interno dell'organizzazione politica ed economica del Paese e dell'Europa.

Mario Margasini, direttore dell'Associazione Nuove Ri-Generazioni Umbria, ha introdotto il dibattito, mentre i relatori Fabrizio Barca, co-coordinatore del Forum Disuguaglianze e Diversità e Rossella Muroni, presidente dell’Associazione Nuove Ri-Generazioni, hanno messo in luce uno spaccato emblematico, come quello emerso dalle risposte degli studenti.  

Uno scenario, quello rappresentato, in cui la mancanza di lavoro e la lotta al cambiamento climatico risultano tra le maggiori preoccupazioni, e in cui, nonostante l’impegno volontario, molti giovani manifestano una crescente sensazione di impotenza riguardo alla rilevanza e all'efficacia della propria voce nel processo decisionale. Sfiducia emersa anche nei confronti del terzo settore, in cui i giovani temono di essere reclutati solo per fare massa critica.



Stando infatti ai dati Ipsos del 2023, l'esperienza della pandemia ha lasciato un segno indelebile sui giovani della Generazione Z: il 41% si mostra più ponderato, mentre un identico 41% appare meno ottimista. Circa un terzo si percepisce più vulnerabile (31%), e vi è una quota del 28% che si autodefinisce più inattivo e altrettanto più malinconico. L'impatto della pandemia ha accentuato la tendenza all'isolamento tra i giovani, con quasi la metà (44%) che si sente marginalizzata dalla società, risentendone significativamente in termini di benessere psicofisico.

La mancanza di spazi di ascolto, di spazi collettivi in cui la possibilità dei giovani di farsi sentire emerga forte e chiara insieme alla consapevolezza di poter essere incisivi nel cambiare le cose, costituisce un ostacolo alla loro capacità di influenzare il cambiamento.

In un Paese che sta affrontando un progressivo calo demografico, riconoscere e valorizzare il contributo dei giovani, assicurando che la loro voce non solo sia ascoltata, ma anche considerata determinante nelle decisioni che modellano il futuro, è sinonimo di scelte politiche lungimiranti, è sinonimo di democrazia.

Gli schemi li cambi solo se allarghi gli spazi e ti fai cambiare a tua volta – sottolinea Barca – e per fare questo abbiamo bisogno dell’Europa. Abbiamo bisogno di partecipare alle elezioni valutando persone e programmi, allenandoci ad un esercizio di selezione a cui siamo disabituati”.



Abbiamo bisogno dell’Europa, nonostante tutto” è quello che emerge anche dalla conferenza tenutasi nel pomeriggio al Teatro San Carlo dal titolo “Giustizia sociale e ambientale. Quale Europa vogliamo”.

L'evento ha offerto l'opportunità di esaminare criticamente il libro collettivo "Quale Europa", edito da Donzelli Editore, e di coinvolgere il pubblico in un dialogo costruttivo sul ruolo cruciale che l'Unione Europea deve svolgere in questo contesto.

Durante il dibattito, è emersa un'analisi articolata della situazione attuale dell'Europa, e si è evidenziata l'urgenza e la necessaria radicalità dell'azione per affrontare la crisi climatica e promuovere un'economia sostenibile aldilà degli egoismi nazionali.

La concezione, sempre più veicolata anche dai media negli ultimi tempi, per cui la lotta al cambiamento climatico non è argomento utilizzabile nelle urne, per cui occuparsi di ambiente, mortifica l’impresa e la vita dei cittadini, è profondamente dannosa e miope” ribadisce Rossella Muroni dal palco del teatro, rimarcando come “occuparsi di energie rinnovabili significa occuparsi di pace, rendersi indipendenti dalle questioni geopolitiche che riguardano il gas ne è un chiaro esempio”.

Non esiste giustizia sociale senza giustizia ambientale è ormai cosa nota, così come è noto che le politiche settoriali vecchio stampo in cui si aggiusta una parte mentre il resto viene meno non portano lontano.

L’interconnessione di competenze e discipline non è solo “arricchente”, ma sinonimo di politiche di sviluppo lungimiranti, in grado di realizzare obiettivi condivisi sulla base della sussidiarietà e proporzionalità.

Ciò significa, anche in Europa, allargare la partecipazione dei cittadini e delle organizzazioni di cittadinanza attiva, perché andare a votare o non andare, vedasi il caso Brexit, può cambiare la vita!


Conferenza “Disuguaglianze: quali? Perché? Che fare?"(VAI AL VIDEO)

Conferenza"Giustizia sociale e ambientale.Quale Europa vogliamo" (VAI AL VIDEO)


Per la Redazione - Chiara Maria Sole Bravi

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