Turismo digitale con i droni, aule studio con banda larga: ipotesi per la rinascita

Aggiornamento: 22 giu

di Mario Margasini


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Confrontare idee (e problemi), proporre visioni e progetti, rilanciare istanze ed urgenze che provengono dalla cittadinanza. Sono le linee guida che costituiscono l’architettura di Nuove Ri - Generazioni. Un progetto nazionale che, pur scaturito dalle urgenze delle realtà metropolitane, ha scelto di operare anche nei territori colpiti dal terremoto del 2016 perché sollecitato dalla particolarità che si registra a Campi di Norcia: un laboratorio sociale e culturale che ha per tradizione la capacità di lanciare proposte, elaborare risposte autogestite, avviare esperimenti di aggregazione e partecipazione.


È da questa energia che anche in Umbria nasce la sezione regionale di Nuove Ri - Generazioni la cui azione utilizzerà Campi come modello per altri territori: qui è possibile sviluppare un modello di sostenibilità che porti a convergenza i valori della comunità, dell’ecologia, dell’economia.


Sarà la ripresa del settore costruzioni il piano della sperimentazione che dovrà partire dalla necessità primaria di ogni essere umano: quello di avere un tetto sulla propria testa. Ma quattro terremoti in meno di quaranta anni hanno modificato le idee su come deve essere quel tetto e nel frattempo sono intervenuti anche cambiamenti tecnologici nei metodi di costruzione: nuovi materiali per la coibentazione, il metallo per sostituire il cemento armato, il legno che può sostituire i laterizi.


L’intreccio di questi nuovi elementi genera anche una nuova domanda a cui Ri - Generazioni cercherà risposte a partire dai saperi che si sono stratiicati nei decenni: alla cittadinanza il compito di avanzare proposte senza attendere decisioni prese altrove.


Sostenibilità e rigenerazione urbana e di territorio impongono, prima di approcciare la riqualiicazione del patrimonio edilizio, una rilessione e una pianiicazione generale su quale idea di sviluppo, di socialità , di trasformazione dei rapporti di produzione sia materiale che immateriale sia preferibile in questi territori.


Campi rimanda ad un modello dove la rigenerazione materiale va a braccetto con quella sociale, dove il senso di responsabilità e di condivisione hanno guidato tutte le azioni. Sposare questa idea di rigenerazione di un territorio significa, anche per una struttura sindacale come Fillea -CGIL, partire dai luoghi dove abitano le persone, dove sono le strutture commerciali e di servizio, dove sono le storie e dove si formano le identità personali e collettive.


Tale visione ha quindi bisogno di approcci e competenze interdisciplinari che orientino una progettazione, favoriscano politiche partecipative, tengano fermi gli obiettivi prefissati, ricerchino partners coerenti con il progetto e rivendichino politiche pubbliche adeguate.


Norcia e Campi sono dentro un’area interna, martoriata anche dal sisma, con una variegata gamma di proposte e di azioni collegate che faticano però ad essere attuate per l’assenza di un approccio di sistema che diventa freno quasi a tutto.


C’è invece bisogno di un metodo di lavoro sempre più condiviso e “circolare” dove l’integrazione tra i settori pubblico e privato costruisca un sistema territoriale il più omogeneo possibile, che potenzi il welfare di comunità, le politiche di rigenerazione, favorisca l’accesso all’innovazione tecnologica delle piccole imprese e dei servizi, investa nel digitale.


La riqualificazione del patrimonio edilizio, ad esempio, deve essere pensata per tenere insieme l’idea di sviluppo e quella di bene comune: l’elaborazione delle proposte deve essere frutto del confronto tra comunità, imprenditoria, comunanze, associazioni; le risorse che si stanno (troppo lentamente) mettendo a disposizione per la ricostruzione possono trasformare i rapporti di produzione sia materiali che immateriali che caratterizzano i luoghi e le comunità.


Sarà il metodo di elaborare i progetti a Campi che potrà essere un modello da riproporre anche altrove: il senso di responsabilità, di condivisione e di resilienza rendono chiare le linee di rigenerazione territoriale, le irrobustiscono per non subire le oscillazioni e i tentennamenti delle campagne elettorali.


Ciò che dà forza alle comunità sparse nei territori (anche piccole) è l’unione e la compattezza nell’esigere politiche pubbliche adeguate alle necessità dei luoghi: in questo preziose sono le alleanze con soggetti che lavorano alla riqualificazione di spazi costruiti e sul potenziamento delle reti sociali.


All’interno di questa proposta di carattere generale presenteremo esperienze di contrattazione green e di modelli partecipativi e territoriali la cui essenza sarà la condivisione sociale. Qui siamo dentro non solo ad una area martoriata dal sisma, dal momento ma anche in un’area interna e marginale dell’Appennino, che presenta anche una serie di problemi che si risolveranno solo se ci saràun approccio di sistema e di coprogettazione e se tale approccio mancheràtutto a un certo punto si potràfermare.


A questo punto Nuove Rigenerazioni Umbria si fa innanzitutto alcune domande. Si parla spesso di lavori green, ma quali green jobs è possibile avviare qui? Le maestranze presenti in queste zone hanno bisogno di affinare le proprie competenze perché il lavoro della ricostruzione oggi necessita di nuove competenze che permettono poi alle imprese locali di utilizzare manodopera locale. Questa mi sembra una questione fondamentale e alla quale si può rispondere velocemente mettendo in campo un percorso di formazione con gli enti deputati a tale questione cosı ̀da afinare le competenze delle nostre imprese per cercare di colmare, innanzitutto, lo svantaggio nel loro aggiornamento.


E ancora, quali strumenti nuovi per la gestione dei cantieri? Di quale supporto scientiico c’èbisogno per capire cosa fare prima di intervenire?


Le proposte del comitato tecnico scientifico di Ri – Generazioni Umbria


La prima riguarda l’uso delle tecnologie informatiche e l’identificazione di itinerari intelligenti (smart mobility) nelle aree dell’Appennino. Sono già pronte delle piattaforme che permettono la fruizione delle aree naturali attrezzate secondo nuove modalità in cui l’utente può essere guidato in modo personale ma può anche trovare nel percorso placche di QR code (quick response, risposta immediata) che danno informazioni culturali. È già pronta una piattaforma che permette di tracciare degli itinerari a piedi o in bicicletta e siamo pronti per fare una sperimentazione di due chilometri di questo percorso per capire se funziona da un punto di vista di piattaforma, di tecnologia e di personalizzazione dei gruppi e delle persone che possono venire in questo territorio. Questo significa un’offerta turistica dal passo aggiornato ed ecologicamente compatibile.


La seconda proposta vuol incentivare le forme di turismo escursionistico anche a coloro che scontano gli effetti di una ridotta mobilità attraverso la possibilità di utilizzare droni disponibili per esplorare da remoto spazi non raggiungibili.


In ultimo, ma non per importanza, la scuola. Siamo nelle condizioni di installare un sistema di tele-presenza evolutivo che trasformi le scuole dei piccoli centri in terminali attrezzati (di logistica confortevole e banda larga) per seguire lezioni da remoto: si riuscirebbe cosı ̀a rompere il senso d’isolamento e abbattere le distanze con gli istituti (e le facoltà universitarie). Trattandosi di spazi comunque pensarti per la didattica (anche se a distanza) potranno essere pensati per facilitare la possibilità per ragazzi e ragazze di partecipare in maniera coinvolgente a lezioni interattive e a seminari.

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